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01 Agosto 2008
Oggi diciamo buone vacanze a tutti i Farmacisti,
ma il sito non si ferma naturalmente. Non può andare in vacanza e quindi
continueremo ad aggiornare le rubriche essenziali, come la rassegna stampa
farmacisti, le news ed il cerco-offro lavoro, nell’ambito del progetto
pilota per gli sbocchi occupazionali da offrire ai Farmacisti Non
titolari.

In quest’editoriale non parlerò di farmacisti e
farmacie, ma voglio toccare un altro argomento che penso interessi un po’
tutti e poiché noi farmacisti non viviamo solo di lavoro, vorrei
approfittare della finestra sul sito per fare una riflessione sull’evento
dell’anno: le Olimpiadi in Cina e che stanno per prendere il via
giusto in questi giorni di ferie. Ho trovato un filo conduttore e faccio
un ragionamento che voglio trasmettere ai colleghi farmacisti e a tutti i
curiosi che ci verranno a trovare nel sito, insomma a tutti voi.
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Tra Birmania, Nepal e Tibet: un filo con le preghierine nel vento.
LA
BIRMANIA
“ In
support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around
the world wear red shirt on friday 28.
Please forward!”.
Tutto nacque da questo sms. Chi di voi lo ricorda ?
Dai cellulari questo
messaggio passò alla rete internet, tramite le e-mail e quindi andò sui
blog, le TV poi fecero il resto: in un battibaleno, magicamente, il mondo
si vestì di rosso in segno di solidarietà. Sembra incredibile eppure
milioni di persone in mille città diverse, abbinarono un fazzoletto rosso
al proprio abbigliamento. Si badi, contemporaneamente e tutti lo stesso
giorno. Era lo scorso Settembre del 2007 quando circolava questo semplice
sms, da cui venne fuori, però, prima l’attenzione e poi la solidarietà
del mondo intero, verso i monaci della Birmania scesi in strada contro il
regime del Myanmar. Si trattava di una protesta ( poi puntualmente
repressa ) che nasceva dalla crisi economica di un paese buddista, dove,
come si disse, non ci si può permettere molto di più che la preghiera. La Birmania è un paese
ricchissimo d’arte e che durante un viaggio sfiorai, ma invece, avevo
visitato bene il Tibet, dove di arte ne è rimasta poca e di natura
moltissima. Naturalmente fui subito toccato da questo famoso sms sul
telefonino.
IL TIBET
In questa parte del mondo
la natura viene percepita come qualcosa di superiore. Effettivamente il
cielo ha colori diversi, i laghi possono rifrangere una luce piena e le
montagne dell’Himalaya danno il senso leopardiano dell’infinito. L’unica
cosa che interrompe, in maniera costante, le montagne, sono però le
bandierine nel vento. Si tratta di bandiere colorate con tanto rosso e
appese ad un filo, piantate lungo le valli fino ad attraversare territori
sconfinati. I tibetani piantano queste bandiere e man mano le legano ad un
filo, che poi un'altra persona collegherà ad un filo successivo. Nelle
bandierine colorate vi sono scritte delle preghiere che per mezzo del
vento possono così moltiplicare il proprio effetto: sostengono infatti
quei popoli, che una parola nel vento, venga trasportata dal vento e si
diffonderà infine sulla terra.

Tornando alle cose
concrete, invece, il viaggiatore che visita il Tibet deve scontrarsi con
tanta burocrazia, necessita di una visita medica per l’altitudine ed ha
bisogno di un doppio visto: quello tibetano e quello cinese. Capisce
subito che l’esercito cinese controlla in maniera ferrea il respiro di
quella popolazione..... ma non il vento di quel territorio. La Cina, al tempo
della rivoluzione di Mao conquistò quella Regione, giammai come guerra di
religione, ma per semplici motivi economici ( le miniere d’oro e di pietre
preziose, l’energia ed il controllo dell’acqua, giacchè tutti i grandi
fiumi del continente asiatico nascono proprio nell’Hymalaya e la stessa
agricoltura cinese dipende quindi da quelle montagne ). Insomma, per i
cinesi le montagne del Tibet hanno un valore economico incalcolabile e
quindi le conquistarono con lo stesso interesse con cui gli americani
guardano al petrolio.
NEPAL
Se prima abbiamo visto le bandierine nel vento, che
peraltro si sposano bene con l’ambiente ed il territorio tibetano, in
Nepal sono più diffusi i mulini di preghiera, che si reggono sullo stesso
principio anche se mettono al centro l’uomo al posto della natura o del
vento. Infatti, se dentro una piccola ruota - da fare girare con le mani
-
si inseriscono tanti bigliettini con le preghiere scritte, ad ogni giro di
ruota si potrà ottenere una moltiplicazione dell’effetto catartico . Praticamente,
facendo compiere tre giri ad una ruota che contenga cento preghiere, vuole
dire che in un attimo ne sono state recitate trecento. Così, il popolo
cammina per la strada muovendo ritmicamente con la mano, un piccolo e
caratteristico mulino portatile. Mutato il contesto potremmo paragonarli
ai nostri vecchietti, che un tempo snocciolavano un rosario, sempre a
portata di mano, strada facendo. Il turista si chiede anche se sia
capitato in mezzo a una follia con un tic collettivo, eppure quella gente
stava semplicemente pregando. Anche in Nepal, come in Tibet ed in Birmania
è arrivata la protesta dei monaci buddisti, che in tempi di Olimpiadi,
ancora una volta è stata recentemente repressa.
LA CINA
Essendo la Cina moderna un
paese ateo, i suoi abitanti vivono d’altro e, se passa la semplificazione,
nutrono lo spirito con religioni alternative: una è senz’altro il lavoro
ed anche il denaro; un’altra è la disciplina, poi c’è il partito, la
famiglia, ma su tutto vige il senso ed il concetto del primato, che ci
riporta al nostro argomento, poiché, l’ultima religione sposata dal popolo
cinese prende proprio il nome di Olimpiadi.
La scelta
è partita dall’alto
ma è stata subito assorbita da tutta la popolazione e potremmo descrivere
cento esempi: hanno aperto il loro sistema bancario a quello europeo
addirittura liberalizzando l’ingresso delle nostre banche dall’oggi al
domani, modificando i loro bancomat per permetterne l’uso agli ospiti
stranieri, che non avrebbero capito la scrittura cinese. Hanno spostato
interi quartieri delle principali città inaugurando zone residenziali
fornite di tutto, costruito nuovi aeroporti e strutture, ma soprattutto
hanno aperto la mente dei propri abitanti al mondo. Per gli addetti al
turismo, fino ai tassisti, già alcuni anni fa iniziarono specifici corsi
di formazione per l’accoglienza del turista in vista di Beijing Olympic
Games 2008 con l’obiettivo, per ognuno di loro, di capire le prime
esigenze dell’ospite straniero. Le scolaresche potevano uscire dalle
scuole, con tanto di permesso, per andare incontro ai turisti e parlare un
po’ con loro, così migliaia di studenti andavano per le strade dicendo <<
scusi, siccome ci dobbiamo preparare all’accocglienza delle Olimpiadi,
possiamo fare un po’ di conversazione in inglese che ci serve un poco di “
practice “ per imparare la nuova lingua ? - e poi alla fine - grazie e ci
vediamo per Beijing 2008 >>.
Dobbiamo adesso ricordare
che la maggior parte della popolazione ( contadina, numerosissima e per lo
più analfabeta ) si prepara all’evento e che per loro è stata questa una
vera rivoluzione. Molti cinesi infatti credevano che il mondo fosse solo
la Cina e se un traduttore spiegava che provenivi dall’Italia, chiedevano
anche in quale parte della Cina si trovasse l’Italia: << se più a nord o
più a sud ....>>
Insomma, stiamo attenti ai
venti di boicottaggio poiché non si andrebbe solo a colpire la classe
politica dirigente - penso che a loro sia già bastata la reazione del
mondo nella corsa della fiamma olimpica - ma si farebbe del male ad
un’intera popolazione sincera, fatta di un miliardo e mezzo di persone (
quasi mezzo mondo ) e che da qualche anno vive con passione per la
Religione delle Olimpiadi, per l’accoglienza degli stranieri e, diciamolo,
anche per mostrargli la propria bravura. E’ la tipica dicotomia in cui si
confondono vittima e carnefice : se in Birmania il popolo si può
permettere almeno la preghiera, in Cina forse, nemmeno questa. Dunque,
buona visione e se si può dire buone Olimpiadi a tutti noi.
Davide Biondi
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